Eutanasia “non richiesta” in Belgio

Nel variegato menù dedicato alla “dolce morte” e servito in Belgio, dopo l’eutanasia dei bambini potrebbe presto arrivare l’eutanasia non richiesta. E’ quanto auspica la Società belga di terapia intensiva, che in un documento lamenta lo scarso numero di pazienti che chiede esplicitamente di morire (meno dell’uno per cento sul totale dei decessi) anche quando non si hanno speranze di guarigione e si è sottoposti a interventi che sconfinano, dicono i medici, nell’accanimento terapeutico. A prima vista, si potrebbe pensare che in Belgio non esista la pratica della sedazione dei malati terminali, anche quando l’effetto collaterale è l’accelerazione della fine.
19 AGO 20
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Nel variegato menù dedicato alla “dolce morte” e servito in Belgio, dopo l’eutanasia dei bambini potrebbe presto arrivare l’eutanasia non richiesta. E’ quanto auspica la Società belga di terapia intensiva, che in un documento lamenta lo scarso numero di pazienti che chiede esplicitamente di morire (meno dell’uno per cento sul totale dei decessi) anche quando non si hanno speranze di guarigione e si è sottoposti a interventi che sconfinano, dicono i medici, nell’accanimento terapeutico. A prima vista, si potrebbe pensare che in Belgio non esista la pratica della sedazione dei malati terminali, anche quando l’effetto collaterale è l’accelerazione della fine. Naturalmente non è così. Anche il Belgio, si legge nel documento, “ha leggi specifiche che si occupano di eutanasia nei malati terminali”, ma “i pazienti in stato critico che muoiono in terapia intensiva di solito non sono in grado di richiedere l’eutanasia. Il risultato è che in Belgio vi è incertezza circa le conseguenze giuridiche dell’avvio di un processo che comporta la morte in terapia intensiva”. L’arcano è infine svelato: “Non si tratta di dare analgesici o sedativi per combattere il dolore o l’agitazione, né del cosiddetto ‘doppio effetto’, in cui gli analgesici somministrati per alleviare il dolore possono comportare l’effetto avverso di accelerare la morte. Qui è in discussione la somministrazione di sedativi con l’intenzione esplicita di abbreviare il processo di cure palliative terminali nei pazienti senza alcuna prospettiva di ripresa significativa”.
Il documento prosegue affermando la competenza esclusiva e finale dei medici nella decisione di “abbreviare le sofferenze” del malato senza speranza, pur dovendo tener conto del parere di parenti e di eventuali tutori. Dice anche che l’accelerazione del processo di morte attraverso analgesici e sedativi somministrati al di là della dose necessaria ad alleviare le sofferenze “può talvolta essere opportuna, anche in assenza di sofferenza”, perché “può effettivamente migliorare la qualità del morire”. Ma i medici reclamano garanzie (per loro), e cioè chiedono una legge che salvi dall’incriminazione chi proceda a questo nuovo tipo di “eutanasia senza richiesta”.